
Με γκολ των Φουστέρ και Πάντελιτς. Μέτρια πράγματα. Ίσα-ίσα για τη νίκη.
μονο γαυροι!
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MAG SEIN, DASS ICH IRRE
Mag sein, dass ich irre und dich nur verwirre.
Mag sein, dass ich hoffe und bin längst verlorn.
Ich leb ja den Traum der Commune noch immer,
dazu hat mich ja meine Mutter geborn.
Wir haben uns selber am schlimmsten von allen
verraten, verkauft und blutig genarrt.
Und doch sind nicht all meine Träume, die roten,
mit all unsern Toten verreckt und verscharrt.
Und ob es mir schwer wird, und ob es mir leicht ist:
Ich geh unsern Weg, geh mit Sehnsucht und Zorn.
Mag sein, dass ich einmal, wenn alles erreicht ist,
erreicht habe nichts als ein Anfang von vorn.
ΣΤΙΣ ΠΛΑΝΕΣ ΜΟΥ ΜΠΟΡΕΙ
Στις πλάνες μου μπορεί να σε μπερδεύω·
μπορεί στην τύφλα μου εντελώς να ελπίζω.
Μα στης Κομμούνας τ’ όνειρο ν’ ανέβω
η μάννα μου με γέννησε. Γνωρίζω:
πουλήματα μας φάγαν· κι οι προδότες
με το αίμα μας, μετά, καλά φτιαχτήκαν.
Τα κόκκινα όνειρά μου ζουν από τότες·
με τους νεκρούς μας, όχι, δεν θαφτήκαν.
Και δύναμη έχουν περισσή, μα και έρμα·
στο δρόμο, που χαράξαν, συνεχίζω.
Μπορεί, όταν θά ’χω φτάσει πιά στο τέρμα,
απ’ την αρχή να πω πως ξαναρχίζω.
Μετάφραση: Γιώργος Κεντρωτής.
STANISLAO ALBERICI GIANNINI
L'INTERNAZIONALE ANARCHICA
Su leviamo alta la fronte
o curvati dal lavoro
già sul culmine del monte
splende il sol dell'avvenir.
Splende il sol dell'avvenir.
I superbi eroi dell'oro
i pastori d'ogni greggia
sia nel tempio o nella reggia
fa quell'astro impallidir.
Pace pace al tugurio del povero
guerra guerra ai palagi e alle chiese
non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò.
I signori ci han rubato
il sudor dei nostri padri
le sorelle ci han stuprato
ogni gioia ci rapir.
ogni gioia ci rapir.
Ma un sol grido: morte ai ladri
sia dal campo all'officina
non più leggi di rapina
non più l'onta del servir.
Pace pace al tugurio del povero
guerra guerra ai palagi e alle chiese
non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò.
Sotto vel di patrio amore
gittan l'odio tra fratelli
ma dovunque è un oppressore
un fratello oppresso sta.
un fratello oppresso sta.
Nostro è il mondo e di novelli
a noi sacri un patto adduce
e quel patto e vita e luce
fratellanza e libertà.
Pace pace al tugurio del povero
guerra guerra ai palagi e alle chiese
non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò.
O giustizia nostra speme
il tuo regno affretta affretta
è da secoli che geme
la percossa umanità.
la percossa umanità.
Ma nel dì della vendetta
questa plebe ognor tradita
come belva inferocita
da ogni lato insorgerà.
Pace pace al tugurio del povero
guerra guerra ai palagi e alle chiese
non sia scampo all'odiato borghese
che alla fame agli stracci insultò.
Ποίημα του 1874.
Πρωτότυπος τίτλος: Inno dell'internazionale [Inno della pace]
Πηγή: Giuseppe Vettori, Canzoni italiane di protesta 1794 - 1974, Roma, Newton Compton, 1975.
Πληροφορίες:Il brano risale al 1874-75, anni in cui in varie regioni d'Italia si svilupparono moti indipendentisti e anticlericali. Pier Carlo Masini ha potuto risalire alla genesi dell’inno: al congresso di Mirandola-Bologna della Federazione Italiana dell’Internazionale (15-18 marzo 1873), Tito Zanardelli chiese “un inno del Lavoro, una Marsigliese del Proletariato sublime per musica, concetto e poetica forma, che ravvivi il fuoco dell’entusiasmo nei combattenti della grande lotta, distragga, lenisca per oggi l’operaio nelle sue fatiche, domani lo accompagni di vittoria in vittoria.” Il brano è stato scritto da Stanislao Alberici Giannini sull'aria della Marsigliese e pubblicato per la prima volta sul numero 10 del "Bollettino del movimento sociale" del 1877. Un foglio volante su cui è riportato anche il nome dell'autore è conservato nell'incartamento del processo del 1879 contro 18 internazionalisti imolesi, come capo d'accusa.







